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Alcune regole da seguire per piantare le rose rampicanti

giovedì, febbraio 26th, 2009

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Tra le infinite varietà di rosa esistenti io adoro quelle rampicanti, le stesse che avevo da piccola nella casa di campagna dove abitavo con i miei genitori. Quando fiorivano trasformavano quello che sarebbe stato il brullo muro di un garage in un meraviglioso giardino fiorito, con sprazzi di rosso fuoco ed un profumo sublime. E allora, mi sono detta, perché non ripetere questa emozione sensoriale nel mio giardino? Per fare ciò però mi sono dovuta documentare ed ho scoperto che:

le rose che vengono chiamate comunemente rampicanti (o sarmentose) sono di due varietà: le rose rambler e le rose climber.

Le Rose Rambler sono rampicanti di grandi dimensioni, flessibili e con un’abbondante fioritura estiva per quasi tutte le qualità. Sono molto belle durante la fioritura perché crescono in grandi mazzi. Di solito vengono utilizzate per coprire pergolati, archi e pilastri. I fiori di queste rose sarmentose sono di piccole dimensioni. Non necessitano di potatura ma la loro fioritura, nella stragrande maggioranza dei casi, avviene una sola volta nell’arco dell’anno.

Tra le varietà più resistenti:

  • Rambler Bukala – di un arancione puro, fiorisce da giugno a novembre;
  • Rambler Indigoletta – blu lavanda, fiorisce da giugno ad agosto;
  • Rambler Metanoia – rosa salmone e fogliame verde lucido;

Le Rose Climber possono raggiungere altezze considerevoli, anche se non i 10 metri delle rambler. Si sviluppano su un ridotto numero di steli, lunghi e rigidi e tendono a fiorire all’estremità. A differenza delle rambler non si autosostengono e quindi devono essere assicurate a dei sostegni e necessitano di adeguate potature. Alcune varietà di climber sono rifiorenti. Generalmente vengono utilizzate per coprire pareti e creare zone d’ombra sotto pergole e archi.

Tra quelle più resistenti:

  • Climber New Dawn – dai grandi fiori profumati di un rosa delicato su rami robusti;
  • Climber Paul’s Scarlet -fioritura di una calda tonalità rossa da giugno a novembre;
  • Climber Penny Lane – fiori grandi di un bianco panna e fogliame di un verde tenero;
  • Climber Santana – grandi fiori rossi da giugno a novembre;

COME E QUANDO PIANTARLE
Il terreno dove si decide di fare la piantagione di rose deve essere vergine alla coltivazione delle rose. Questo accorgimento è necessario perché le rosacee causano stanchezza al terreno. Se questo non è possibile è necessario cambiare la terra per almeno 30-40 cm con dell’altra presa anche vicino, purché non sia stata a contatto con delle rose.

  • Se il terreno è particolarmente povero o argilloso va arricchito con 40 lt di terriccio universale a pianta
  • Si deve fare una buca di 40 per 40 cm e mescolare in eguale misura una buona terra di campo a del terriccio universale. Poi è necessario accorciare le radici, distenderle e tagliare i rami che non devono superare i 25 cm.
  • La pianta va interrata verticalmente in modo che il punto di partenza dei rami si trovi 2-3 cm al di sopra del livello del terreno.
  • A questo punto si devono innaffiare le piante in modo da rendere la terra aderente alle radici prims di completare il riempimento della buca.
  • Quando il terreno ha assorbito quasi tutta l’acqua, si deve ammucchiare della terra sui rami che sbucano, andandoli a coprire per i 2/3 della lunghezza.

Le piante di rosa possono essere messe a dimora da metà ottobre a metà aprile.

Intanto le vado a comprare e le pianto. Il passaggio successivo sarà quello della coltivazione, a cui dedicherò un post a parte.

L’impresa impossibile di coltivare un’orchidea

mercoledì, maggio 28th, 2008

Ho fatto una pazzia e mi sono comprata delle orchidee, forse la pianta più difficile da coltivare che esiste. Mi sono sempre vantata di avere il pollice verde ma questa volta è quasi ‘mission impossible’. Ho acquistato una Phalaenopsis cioè l’orchidea più diffusa e conosciuta. Questo tipo di orchidea è originaria delle Indie orientali, delle Filippine e dell’Indonesia. I fiori sono composti da grandi grappoli con colorazioni che possono variare dal bianco, al rosa, al salmone, al violetto a seconda delle diverse specie.

Il nome particolare di questa orchidea deriva dalla sua forma che ricorda quella di una farfalla mentre sta spiccando il volo: “Phalaena = farfalla” e “Opsis= simile” e gli sarebbe stati dato dal botanico C. L. Blume nel 1752. La temperatura ottimale per coltivare le Phalaenopsis è di 16 C° come temperatura minima e 23-24C° come temperatura massima. Devono assolutamente disporre di un alto tasso di umidità e di una buona ventilazione.

Naturalmente non mi sono imbarcata in questa avventura in modo inconsapevole. Ho immediatamente acquistato un manuale che mi potesse dare una mano in questa difficile, se non impossibile, impresa. Ho preso il libretto di Giancarlo Pozzo, famoso vivaista di Morosolo, “Orchidee. Guida alla coltivazione in casa della Phalaenopsis” edito dalla Mulino Don Chisciotte, (euro 3,50). Questo manuale fornisce una serie di consigli utilissimi, semplici e facile da seguire su come coltivare un’orchidea.

Il concetto che sta alla base di questo libro è quello che se si riesce ad allevare un’orchidea, che viene considerata la madre di tutte le coltivazioni, allora può ambire a diventare un bravo giardiniere.