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I panni si lavano da soli con i raggi ultravioletti

Martedì, Marzo 25th, 2008

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Questo è il sogno di ogni massaia: i vestiti si lavano da soli e le macchie se ne vanno, così, per magia, solo con l’esposizione ai raggi del sole.

Ho le lacrime agli occhi.

Sarebbe un miracolo poter evitare lavatrici su lavatrici di panni sporchi. Separa i colori, dividi i tessuti, attenzione ai gradi, la macchia non viene via e quindi rilava il capo ancora sporco. Tutto questo potrebbe presto diventare un brutto ricordo, un immagine sfuocata delle casalinghe del 2000.

I ricercatori della Monash University dello Stato di Victoria, in Australia, hanno scoperto il modo di immettere nei tessuti naturali, come lana, seta e canapa, dei nanocristalli di biossido di titanio in grado di disciogliere lo sporco, anche quello più ostinato. In pratica il biossido di titanio funge da reagente ed in presenza di raggi ultravioletti e vapore acqueo forma i radicali dell’ossigeno che, a loro volta, ossidano e decompongono il materiale organico delle macchie. Il biossido di titanio, che viene comunemente utilizzato nelle creme solari, nei dentifrici e nelle vernici, è un fortissimo fotocatalizzatore. In pratica basta stendere i panni per qualche ore per vedere la macchia sparire come un inchiostro simpatico su un foglio bianco. L’esperto di chimica organica e dei nanomateriali Walid Daoud, a capo del team di ricercatori, assicura, inoltre che “questi nanocristalli non possono decomporre la lana e sono innocui per l’epidermide”. Il rivestimento poi non modifica né l’aspetto né il tatto del capo. Una guaina invisibile autopulente e antibatterica, innocua per l’uomo e totalmente sicura per la sua salute. Si, perché tra i tanti vantaggi di questa sostanza c’è anche quello di essere un antipatogeno capace di distruggere i batteri spezzandone la membrana cellulare. Secondo Daoud “il carattere autopulente diventerà un tratto standard nelle fibre tessili del futuro e in altri materiali comunemente utilizzati, al fine di mantenere l’igiene e prevenire la diffusione di infezioni, in particolare dal momento che i microrganismi patogeni possono sopravvivere sulla superficie dei capi d’abbigliamento fino a tre mesi”.

Addio lavatrice!

Giù le mani dal mio bucato!

Mercoledì, Ottobre 17th, 2007

Terrore! Ecco il sentimento che provo quando apro il cestone dei panni sporchi. E la seconda reazione a catena è …. E ora? Montagne di indumenti di tutti i colori che emanano un odore misto di chiuso e di sudore (lo sa bene chi frequenta una palestra e getta pantaloncini e magliette insieme agli altri capi, alla faccia delle più comuni norme igieniche) ci guardano con fare beffardo sapendo che provocheranno, con tutta probabilità, litigi furiosi con i nostri figli, per la maglia preferita ristretta, e la quasi separazione con il caro maritino a causa di un corredo intimo rosa pallido. Allora, prendo fiato ed inizio a dividere i capi per colore (bianco, colorati, scuro e biancheria di casa) e per tipi di fibra (artificiale, sintetica, animale e vegetale). Per fare questo mi affido o alla memoria (certi miei vestiti hanno un’età indefinita tipo tartaruga gigante di Darwin) oppure leggo l’etichetta, che rimane sempre il miglior modo per evitare guai, anche se a volte sarebbe necessario un interprete simultaneo. Naturalmente è sempre meglio separare anche i panni molto sporchi da quelli delicati. Le macchie vanno trattate prima del lavaggio. Per togliere le macchie in modo efficace bisogna essere veloci, anche se questo comporta un ritardo al lavoro e una segnalazione al capo turno. Si deve sciacquare la macchia con acqua tiepida o fredda strofinando leggermente (vietatissimo usare l’acqua calda perché fissa la macchia) poi si deve lasciare il capo in ammollo nell’acqua in cui si è sciolto il detersivo. Ho sentito dire che i detersivi biologici sono perfetti per le macchie organiche (sangue, sudore) e per quelle degli alimenti come il vino, caffé ecc., mentre per le macchie di biro ci vuole il sapone a scaglie. Sinceramente non ho mai provato. Quando ho fretta uso uno smacchiatore di quelli da mettere direttamente sulla macchia e poi butto il capo in lavatrice. Per ora ha sempre funzionato. Ora arriva il passaggio che regolarmente dimentico: controllare le tasche dei pantaloni. Quante volte mi è capitato di aprire il cestello della lavatrice e trovare una nevicata natalizia degna degli anni ’80. Ma questo non mi fa desistere e ogni volta il miracolo di Natale si ripresenta. Un’altra cosa importante è chiudere le cerniere, i bottoni ed i ganci dei capi e capovolgere i jeans e i pantaloni in cotone. Se in lavatrice mettete anche il vostro reggiseno di pizzo e la sottoveste delle grandi occasioni (molto male, andrebbero assolutamente lavate a mano), almeno abbiate l’accortezza di riporle in una federa che farà il possibile per proteggerle ed usare un sapone liquido, più delicato di quello in polvere. A lungo andare i capi bianchi tendono ad ingiallirsi se vengono lavati con acqua troppo calda, mentre le fibre naturali tendenzialmente si restringono. Fate attenzione quindi e se li lavate a mano, sciacquateli accuratamente e togliete ogni traccia di sapone. Come ultima raccomandazione, non caricate il cestello con chili e chili di vestiti perché il risultato potrebbe essere terribile per la vostra autostima. Ma la regola fondamentale, al di là di queste dritte, da rispettare sempre e comunque, è quella di non permettere a proprio marito di avvicinarsi alla lavatrice (figurarsi di fargliela usare), neanche se siete costrette a mettertvi gli stessi vestiti da giorni. Un momento di tempo per il fare il bucato lo troverete prima o poi.